Fight Night Champion: recensione. Parte Seconda

Dopo aver creato il nostro alter ego, inizia la scalata vero la gloria. Qui si nota che, rispetto ai predecessori, è cambiato ben poco. Sezioni di training, utili per mantenere il personaggio in forma e svilupparlo muscolarmente, si alterneranno alle partite vere e proprie. Un piccolo miglioramento c’è stato per quanto riguardo l’equilibro tra allenamento e match: adesso l’incremento dell’esperienza dipenderà molto anche dal training, e questo renderà sconveniente saltarlo. Tutto ciò garantisce una crescita realistica del boxeur, esplosivo e poco tecnico a inizio carriera, esperto ed efficace in prossimità del viale del tramonto.
La giocabilità non presenta moltissime novità. Si assiste soprattutto ad una limatura del gameplay e ad un’ottimizzazione ulteriore del già valido predecessore. Il cambiamento più importante riguarda l’uso della levetta analogica destra del pad. In questo capitolo, il pugno andrò dove si muove la levetta, e non più secondo le combinazioni per riprodurre il classico trittico gancio-dritto-montante. Il risultato è una semplificazione dei comandi, la quale però non inaridisce la giocabilità e la profondità di gioco. Questo perché la serie si è sempre basata non tanto sulla difficile combinazione di mosse, ma sul tempismo, sulla lettura dell’incontro e sulla tattica.
Per quanto riguarda il compatto della grafica, c’è stato un miglioramento non sostanziale ma comunque accettabile: i limiti della console si cominciano a vedere, nonostante il fotorealismo sia ad un passo.
Sarà possibile vedere i giocatori ferirsi in maniera credibile, il che, insieme all’atmosfera creato dal pubblico e dallo speaker, rende l’esperienza di gioco davvero immersiva.
In definitiva, Fight Night Champion è un ottimo gioco, accessibile ai neofiti quando agli esperti del genere. [Parte prima]
