Tactics Ogre Let Us Cling Together: recensione. Parte Seconda

Questa rivela una profondità nello sviscerare i temi quali le tragedia della guerra, il dolore, la vendetta e nell’offrire anche una particolare filosofia di vita, uno spaccato dell’umanità pessimistico e coincidente con l’efferatezza delle azioni dei personaggi, a volte anche dei protagonisti.
Un altro pezzo forte del genere, e quindi di Tactict Ogre, è la giocabilità. Essa è praticamente la stessa di 16 anni fa, ma introduce, paradossalmente, alcuni elementi di novità rispetto alle produzioni recenti. Uno di questi è la possibilità di gestire non le solite 5-6 truppe contemporaneamente, ma addirittura anche 10-12. Ciò rende il gameplay senz’altro più profondo e aperto a prospettive diverse, ma è anche causa di una difficoltà elevata. Ecco quindi la novità rispetto alla versione degli anni 90: l’introduzione di Chariot, ossia una funzione in gradi di portare indietro l’azione di 50 mosse. Questo facilità un po’ le cose: è possibile riparare alla morte di una pedina importante per la battaglia, per esempio. Un’innovazione, questa, che si spera renda il gioco più accessibile ai neofiti. La classi sono 50, quindi abbondanti in quanto a numero, e solo 5 o 6 sono deludenti o inutili a fini della battaglia.
La grafica, a testimonianza che il genere invecchia benissimo, è stata solo ritoccata, rimanendo, nei fatti, simile alla versione 32 bit. L’impegno maggiore c’è stato per quanto riguarda le cutscenes, disegnate a mo’ di cartone e dal disegnatore di Vagrant Story, capolavoro per la prima Playstation. In generale, lo stile da mittleuropa si accompagna bene alle tinte cupe della storia.
In definitiva, Tactics Ogre Let Us Cling Togheter è un vero capolavoro, come attesta la votazione di SpazioGames: 9,3. [Prima parte]
