Sterminio di siti in Cina

Sterminio di siti in Cina foto

La Cina moderna ha il volto del progresso ma anche il volto di una dittatura monopartitica che utilizza ancora abbondantemente le armi della repressione e della censura. E’ ovvio che la longa manus del Partito Comunista Cinese si abbatta con prepotenza con uno dei veicoli di libertà più potenti: internet, dunque i siti.

I dati, diffusi dalla Cina stessa (Accademia delle Scienze Sociali di Pechino) consegna un quadro allarmante. Il numero di siti in Cina nel 2010 è calato del 41% rispetto al 2010. Il calo è dovuto, appunto, alla chiusura forzata di siti ritenuti scomodi dalle autorità. I siti chiusi sono innanzitutto siti porno, ma anche blog politici e social network: in Cina non c’è infatti né FacebookTwitter. A loro posto sono presenti delle controparti locali: RenRen fa le veci della creatura di Zuckerberg, mentre Weibo fa le veci del più importante sito di microblogging.

La Cina detiene il numero di internauti più grande del mondo: 457 milioni di cinesi naviga su internet, quindi 457 milioni di persone soffrono la censura sul web.

Le autorità di Pechino cercano di nascondere la polvere sotto il tappeto, in ogni caso per ridimensionare il dato. Un dirigente dell’Accademia ha dichiarato: “I nostri regolamenti sono stati rinforzati, ma in Cina esiste un alto livello di libertà di espressione sulla rete”, e a conferma di questa affermazione ha esposto un dato: i microblog sono passati dai 17 milioni del 2010 ai 63 milioni di quest’anno.

Leave a Comment for Sterminio di siti in Cina