Dead Island: un survival horror qualunque?

Dead Island: un survival horror qualunque? foto

Il 9 settembre uscirà per Pc, Playstation 3 e Xbox 360 il nuovo survival horror targato Techland: Dead Island. Nel frattempo, Spaziogames l’ha recensito e gli ha assegnato un bel 8.0.

Si tratta tuttavia del solito survival horror? Per certi versi, sì. Il lavoro degli sviluppatori si è incentrato infatti in una sapiente raccolta di elementi già presenti in altre produzioni del genere. L’ambientazione (un’isola) ricorda da vicino il vecchio Far Cry mentre l’intero gameplay (molto hacn’s slash) è ispirato a Borderlands. Ma non finisce qui: la cooperativa a quattro giocatori è molto simile a quella offerta da Left4Dead.

La presenza simultanea di tutte queste fonti di emulazione lascerebbe presagire un titolo che non offre nulla di nuovo rispetto agli altri titoli dello stesso tipo, ma già dopo qualche minuto di gioco l’utente può rendersi conto della portata sufficiente innovativa di Dead Island. Il gioco, come accennato, ricalca il gameplay di Borderlands, quindi si prefigura più come uno picchiaduro in prima persona che uno sparatutto. La visuale è quella tipica degli shoot’em up, ma l’uccisione degli zombie avverrà con pugni, calci, utilizzo di armi non convenzionali come coltellacci, martelli, spranghe, pietre. Sono presenti anche le armi da fuoco ma hanno un ruolo molto marginale.

Dead Island: un survival horror qualunque? foto

Le innovazioni, in ogni caso, ci sono. Una di queste è il pesante lavoro di differenziazione dei personaggi operata da Teachland. All’inizio dell’avventura l’utente deve scegliere uno dei protagonista. La scelta andrà ponderata bene, poiché ciascuno offre dei punti deboli e punti di forza specifici. Per fare un esempio il rapper Sam è molto bravo nelle cariche e nel corpo a corpo, mentre Xai Mei, una ragazza all’apparenza indifesa, è molto abile con le lame. Un’altra innovazione importante è la possibilità di differenziare gli attacchi: grazie ad una sapiente gestione della fisica, la parte colpita dal giocatore si ‘deteriorerà’ in maniera credibile: per fare un esempio, se il giocatore colpisce con un martello il braccio di uno zombie, l’arto si fratturerà mettendolo fuori uso. Questa introduzione si rivela molto importante strategicamente ma è in parte inficiata dall’eccessiva frenesia del gameplay che quasi impone un pressione ‘smanettona’ e furiosa dei tasti’. Nel campo delle innovazioni va inoltre segnalata la presenza di mosse Furia, colpi speciali attivabili dopo il riempimento dell’apposita barra. Queste mosse speciali permettono di infliggere più danni e cambiano da personaggio a personaggio.

Una delle opportunità più divertenti offerte dal gameplay è la possibilità di creare armi attraverso l’assemblaggio di pezzi altrimenti inutili. Ovviamente per farlo è necessario trovare determinati item, una sorta di istruzioni che guideranno il personaggio alla costruzione di queste armi fai-da-te.

Per quanto riguarda la cooperativa, la Techland ha fatto un buon lavoro: riprendendo il lavoro di Left4Dead ha creato una modalità molto godibile e scevra da particolari difetti. La software house non si è dimostrata altrettanto abile nel settore della grafica. E’ vero che il design è particolarmente ispirato e le ambientazioni molto varie, ma è vero anche che le texture sembrano poco rifinite e i modelli poligonali a volte un po raffazzonati.

In definitiva, grazie ad un sapiente lavoro di bricolage (preso da altre produzioni) e a qualche innovazione, Dead Island si rivela un gioco godibile e divertente.

Leave a Comment for Dead Island: un survival horror qualunque?