Steve Jobs: la biografia

Steve Jobs: la biografia foto

Dal 24 ottobre, in uscita contemporanea mondiale in tutte le librerie, è possibile acquistare l’unica biografia autorizzata di Steve Jobs scritta da Walter Isaacson, noto biografo ed ex direttore del Time, amico di Jobs da molti anni, che si è basato su più di quaranta interviste rivolte direttamente al co-fondatore della Apple realizzate nell’arco di poco più di due anni e circa cento interviste di familiari e amici, nonché di colleghi e anche di rivali.

Jobs ha collaborato, chiaramente, molto attivamente e con passione alle interviste, ma senza avanzare mai la pretesa di controllare i testi e, anzi, ha invitato gli altri intervistati a rivelare tutto con onestà e senza censure, anche se questo poteva significare parlar male di lui: il risultato è un racconto avvincente, che svela i segreti di un’affascinante storia imprenditoriale e personale, segnata dall’indubbia genialità di un uomo che, grazie a passione e carisma, è stato capace di dare una svolta rivoluzionaria ed epocale allo sviluppo tecnologico legato al mondo dei computer, della telefonia mobile, dei tablet, senza dimenticare la musica e l’editoria digitale. Ne emergono così le passioni e l’ossessione per la perfezione e per il controllo che hanno caratterizzato l’approccio al business di quella che può essere considerata l’icona indiscussa del nostro secolo per ciò che attiene all’inventiva e all’immaginazione, grazie alla geniale intuizione che, per creare valore, sia necessario il connubio di creatività e tecnologia, come dimostrano i suoi prodotti.

Dalla biografia emerge l’uomo in tutti i suoi aspetti, non solo quelli positivi, ma anche quelli più duri o più strambi; si capisce come il pensiero del genio di Cupertino abbia alla base una matrice hippie, che si è costituita grazie a un viaggio in India, dal quale tornò sporco e puzzolente secondo i ricordi chi lo frequentava allora, agli sballi con l’lsd, che “hanno rinforzato il senso di quello che era importante e cioè creare grandi cose invece che fare soldi”, e alle diete originali: mentre lavorava a una raccolta di mele in California, proprio a una dieta a base di sola frutta, una delle tante diete seguite da Jobs in tutta la sua vita, si deve il nome Apple, mela, ritenuto divertente, vivace e non intimidatorio, nome che, sull’elenco telefonico, viene prima di Atari, azienda di videogiochi in cui Jobs aveva lavorato da giovanissimo.

Un neo, nella vita privata di Steve Jobs è quello relativo alla figlia Lisa, avuta a 23 anni da una relazione con Chrisann Brennan, che si rifiutò di riconoscere: Jobs ammette di essersi comportato male, anche perché si arrivò a una causa e alla prova del DNA e la questione portò imbarazzo all’interno della Apple. Jobs anni dopo tentò in qualche modo di rimediare, proponendo “Lisa ” come nome per un nuovo modello di computer, ma in Apple furono costretti a inventarsi un falso acronimo, Local Integrated System Architecture, per insabbiare il fatto e perché il nome non era affatto adeguato e in linea con l’azienda .

Continuando con la sua vita privata, Steve Jobs racconta del suo spesso difficile rapporto con le donne, oltre a quello con Chrisann Brennan, a partire dalla sua prima fidanzata ufficiale, Tina Redse, con cui ha convissuto per ben nove anni in maniera altalenante, che lo ha lasciato dopo che lui le ha chiesto di sposarlo, andando poi in giro a raccontare agli amici che aveva rifiutato la proposta di matrimonio perché lui l’avrebbe sicuramente fatta ammattire nel giro di poco tempo. Poi è avvenuto l’incontro con Lauren Powell che, a seguito di anni di convivenza e dopo essersi lasciati più volte, dopo aver ricevuto un anello come pegno d’amore è diventata sua moglie e gli è stata accanto, insieme ai figli, fino agli ultimi momenti di vita durante tutta la sua malattia.

Fa sorridere leggere di come Jobs scherzasse con Bill Gates, fondatore di Microsoft, sulle proprie consorti: Lauren è riuscita a mantenere Steve “semi – sano”, così come Melinda Gates è riuscita a fare la stessa cosa con Bill.

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Isaacson traccia, inoltre, le linee essenziali del difficile rapporto di Steve Jobs con Bill Gates, a partire dalla fine degli anni Settanta, all’inizio basato sulla collaborazione professionale , poi sempre più sulla diffidenza e sulla paura che Microsoft potesse copiare l’interfaccia grafica dei Mac; Steve Jobs in un’intervista afferma che Bill Gates ” non ne ha mai saputo molto di tecnologia, ma aveva un formidabile intuito per capire ciò che avrebbe funzionato; ha solo preso idee altrui e l’ha fatto senza alcuna vergogna” e che “avrebbe avuto una mente più aperta se si fosse preso un po’ di acido lisergico ”. Nonostante questo, alla fine del libro ci sono parole di ammirazione e di rispetto per Bill Gates, amico/nemico di tutta una vita, e per ciò che è riuscito a fare.

La gioventù del genio di Cupertino risulta segnata, oltre che dalla matrice hippie, anche dalla spiccata capacità di compiere scelte forti e da un animo molto sensibile, trasparente e coerente, come quando a 13 anni il giovane Steve decide di abbandonare per sempre e definitivamente la chiesa, dopo aver visto, inorridito e scioccato, la copertina di Live Magazine che ritraeva un gruppo di bambini malnutriti e in fin di vita. La biografia parla anche di quando, sempre da giovanissimo, alcuni bulli a scuola hanno reso la vita difficile a quello che sarebbe poi diventato uno degli uomini più grandi al mondo e, legato a questo episodio, c’è la curiosità legata all’aver sviluppato la capacità di fissare le persone a lungo senza mai sbattere le palpebre.

Nella biografia si parla anche del fatto che Steve Jobs sia stato adottato e della sua ricerca della madre naturale, da cui scopre di avere anche una sorella , la scrittrice Mona Simpson, anche lei data in adozione, con la quale ha mantenuto un buon rapporto e che ha scritto di lui in un libro dal titolo ” A regular guy”. Un fatto curioso è quello della conoscenza casuale del padre biologico, un maitre di origine siriana, a cui Jobs ha stretto la mano e dato più volte grosse mance senza sapere che fosse suo padre. Una volta scopertolo, non l’ha più voluto vedere, anche perché nella crescita di Jobs il padre adottivo ha avuto un ruolo fondamentale e insostituibile , facendolo sentire una persona speciale, un predestinato, grazie anche a un breve scambio di battute a seguito di una lite tra Jobs e un compagno: “ Mi hanno abbandonato? ” chiese Jobs al padre, che gli rispose “ No, siamo noi che ti abbiamo scelto, ti volevamo con noi ”.

Dal libro emerge il rammarico di non aver accettato fin da subito di farsi operare a seguito del cancro al pancreas e di essersi curato solo con dieta e macrobiotica, con l’aiuto di una guida spirituale: Jobs, vegetariano e buddista, non voleva che il suo corpo venisse violato in alcun modo, nonostante le insistenze di familiari e amici che caldeggiavano ragionevolmente le cure mediche tradizionali, e anche in questo ha dimostrato la sua nota caparbietà, che, per certi versi, gli è costata la vita . Questo è espresso chiaramente nell’intervista di Lauren Powell, moglie di Jobs, che voleva convincerlo che con un’operazione il corpo non viene violato, poiché il corpo esiste per servire lo spirito.

Anche il suo amico e mentore, Andrew Grove, co–fondatore ed ex CEO di Intel Corporation, guarito da un cancro alla prostata, non approvava la scelta di Jobs legata alla medicina alternativa e, in un’intervista, afferma “ Gli ho detto che era pazzo ”.

Negli anni della malattia, quindi a partire dal 2003, Steve Jobs si è tanto documentato, ha studiato moltissimo su testi medici e scientifici , divenendo un vero e proprio esperto in materia di cancro e di possibili cure, ma accettando purtroppo in ritardo l’intervento chirurgico e facendo campionare il suo DNA al costo di 100.000 dollari, cosa che ha dato un contributo importante alla ricerca contro il cancro.

In ogni caso, è chiara la certezza nutrita da sempre da Steve Jobs legata al fatto di morire giovane e con questo si spiega il voler lavorare a ritmo triplo, per sfruttare al massimo finché si può il tempo che la vita ci mette a disposizione.

Il co-fondatore di Apple dichiara di aver sempre avuto una passione per le auto, da giovanissimo guidava una Nash Metropolitan di due colori e subito dopo acquistò una sportiva Fiat 850 Coupè Abarth, che poi purtroppo è bruciata, e che era un vero e proprio status symbol per i tempi; Fiat, Olivetti e design sono indubbiamente ciò che di italiano ha fatto parte della vita di Jobs.

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In un’altra intervista Steve Jobs definisce, come detto durante un incontro nell’aeroporto di San Francisco nella primavera del 2010, il presidente americano Barack Obama come “ il Presidente di un solo mandato ” a causa del suo rapporto poco proficuo col mondo del business e degli scarsi contatti coi principali imprenditori statunitensi, che un presidente dovrebbe incontrare per ascoltarne i pareri: in America, a differenza che in Cina, è troppo sconveniente avviare un business e questo è uno dei motivi che minerà la stabilità e il rinnovo della presidenza di Obama.

Un altro aneddoto che si può leggere nella biografia è quello legato all’iPod Special Edition U2 nero con ghiera rossa: Jobs racconta che ne 2004 Bono Vox, leader degli U2 , era preoccupato del calo delle vendite dei dischi a causa dei diffusi download illegali e perciò chiese alla Apple, che allora stava promuovendo iTunes, di fare un accordo: il gruppo avrebbe prestato la propria musica per uno spot e in cambio gli U2 volevano la realizzazione di un iPod personalizzato, da cui ottenere indubbiamente della pubblicità ma anche delle royalty. Inizialmente Jobs fu molto scettico, ma poi accettò e l’iPod nero e rosso venne lanciato insieme alla canzone “ Vertigo ”.

Molto interessante è leggere di quando, nel 1985 , Steve Jobs fu scacciato dalla Apple e definì i colpevoli del suo allontanamento come corrotti e interessati solo ai soldi, non mossi dal desiderio di creare grandi prodotti in grado di rivoluzionare il panorama delle tecnologie, cosa che, invece , fece lui una volta richiamato a Cupertino nel 1996.

Per quanto riguarda il futuro di Apple, sapendo purtroppo di aver i giorni contati , Steve Jobs racconta a Isaacson di temere per l’azienda una sorte simile a quella toccata alla Hewlett e Packard, tristemente smembrata dopo la morte dei suoi fondatori; anche per scongiurare questa possibile tremenda fine, aveva in mente, sempre a Cupertino, la fondazione della Apple University, dove trovare e far crescere nuovi brillanti talenti a cui trasmettere competenze , conoscenze, cultura ed etica aziendale.

Tra i tanti aspetti trattati non manca qualche possibile anticipazione sui progetti futuri della Apple, per esempio quello della realizzazione di una TV, cosa che andrebbe ad arricchire e completare la gamma di prodotti dell’azienda: nel pensiero di Jobs c’era l’idea di fare per la televisione quello che aveva fatto per i computer, per i telefoni e per i lettori mp3, ovvero renderla semplice per chi la utilizza ed elegante, sincronizzata con iCloud e integrata, eliminando così telecomandi, lettori DVD e altre periferiche ingombranti .

Johnatan Ive, il motore creativo di Apple che potrebbe in futuro raccogliere l’eredità visionaria di Steve Jobs, descrive l’amico e collega dicendo di essere stato a volte infastidito dalla tendenza di Jobs ad accaparrarsi i meriti e le trovate dei vari colleghi, raccogliendo su di sé successi e consensi eccessivi e a volte immeritati, ma che le idee ” sarebbero state completamente irrilevanti e non avrebbero portato da nessuna parte, se non ci fosse stato Steve a spronarci, a lavorare con noi e a superare tutti gli ostacoli che si opponevano alla trasformazione di quelle idee in prodotti ”; Johnatan Ive prosegue raccontando che a Jobs non piacevano i disegni complessi e non amava perdere tempo a esaminarli, preferiva sempre vedere i modelli, poterli sentire e poter toccare con mano l’evoluzione del design di ogni prodotto: ciò avveniva nello studio di design della Apple, un ambiente industriale spoglio e riservatissimo, con in sottofondo musica jazz o techno, dove quasi nessuno aveva accesso, chiuso da una porta blindata e da finestre coi vetri oscurati.

Infine, alcune interviste delineano un Jobs crudo e spietato, che vuole portare avanti una “ guerra termonucleare ” contro Android, ritenuto un prodotto copiato e rubato: l’uscita nel 2010 di un Android phone HTC lo ha portato a dichiarare di voler spendere le sue ultime forze e i 40 miliardi di dollari della Apple per distruggere Android ed Eric Schmidt, il CEO di Google che, secondo le accuse di Jobs, ha trasferito fraudolentemente il know how dalla Apple di Cupertino, del cui consiglio di amministrazione aveva precedentemente fatto parte, a Google di Mountain View. in questa sua lotta, Steve Jobs non si è mai schierato contro Google in generale, ma solo contro Android e Schmidt.

Parlando di altri grandi, in un’intervista Jobs definisce ammirevole Mark Zuckerberg, inventore e CEO di Facebook, dice di ammirarlo e rispettarlo molto, soprattutto per il fatto di non aver venduto, e di non capire come mai si parli sempre di Social Networks al plurale, mentre “non vedo nessuno diverso da Facebook là fuori. Proprio Facebook sta dominando questo mercato”.

Lapidarie le ultime frasi della biografia: “ -Clic- , e te ne vai. Forse è per questo che non mi è mai piaciuto mettere pulsanti on/off sui device della Apple ”. E proprio poco prima di morire, Steve Jobs ha dichiarato a Isaacson di aver cominciato a credere nell’esistenza di dio “ un po’ di più, forse perché voglio credere in una vita dopo la morte. Voglio credere che quando muori non sparisce semplicemente tutto ”.

Per finire.. Perché questa biografia voluta dallo stesso Steve Jobs? “ Vorrei che i miei figli mi conoscessero. Non sempre per loro ci sono stato. Vorrei che sapessero che cosa ho fatto e perché”.

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