La CIA tiene sott’occhio i social network

La Cia ha ammesso di tenere sott’occhio i social network, soprattutto Twitter e Facebook. Lo scopo? Monitorare i movimenti dal basso della popolazione e prevedere i futuri sviluppi nelle vicende degli Usa ma anche dei paesi esteri. Se una forte contestazione sta per nascere, da qualche parte su internet è presente il germe della rivoluzione.
E’ un lavoro immane: considerando solo Twitter, ogni giorno si contano 5 milioni di tweet. Compito degli agenti della Cia è spulciare, catalogare, scovare, leggere leggere e ancora leggere. L’ago nel pagliaio, in questo caso, è un’ideale utopico fin troppo ottimistico.
E’ un’immagine molto diversa da quella dei film: nella cinematografia gli agenti della Cia sono ritratti come professionisti che sì usano molto spesso il cervello ma che sono anche pronti all’azione, indaffarati in qualche avventura fuori dal normale. E invece, come dichiarano alcuni di loro, sono più assimilabili a ‘ninja da biblioteca’.
Ovviamente non tutti gli agenti della Cia sono destinati a questo lavoro improbo, ma solamente quelli dell’Open Source Center. Un centinaio di analisti chiusi in uno stabile nei pressi di McLean (Virginia) esperti nelle lingue più disparate, molto spesso parlate solamente nelle zone ‘calde’ del mondo: pashtun, farsi, arabo, cinese mandarino.
Il loro scopo è prevedere. La professionalità è il loro terreno, ma l’efficienza è ancora un traguardo da raggiungere. Molti degli eventi rimangono ancora imprevedibili, oppure prevedibili ma con un ritardo sufficiente a impedire qualsiasi azione manipolatrice da parte delle autorità. Un esempio è stata la rivolta di Teheran che, a detta degli stessi agenti della Cia, ha colto tutti di sorpresa.
