La macchina della verità va in soffitta

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La macchina della verità è in procinto di andare in pensione. Sono in cantiere, infatti, alcuni software in grado di intuire quando un interlocutore sta dicendo una bugia. Al centro della ricerca, il discorso inteso come ‘discorso emotivo’, ossia come il pronunciamento sotto l’influsso di emozioni.

I progetti sono tanti e ognuno percorre una strada diversa. La capofila tra gli scienziati che cercano ‘il modo di smascherare i bugiardi’ è la tedesca Julia Hirschberg, professoressa di Computer Science alla Columbia University. Il suo lavoro si basa sulla consapevolezza che ogni discorso verbale è composto da alcune caratteristiche, come tono della voce, pause, intercalari, variazioni di timbro, in grado di svelare la veridicità o meno delle affermazioni. Il tutto a portata di PC. Il software, benché alle fasi preliminari, sta rispondendo molto bene ai test: ha smascherato il 70% dei bugiardi cui ‘ha avuto a che fare’.

Dan Jurafsky dell’Università di Standford (California) sta trattando un campo più ampio. Sta sì lavorando nella programmazione di un software in grado di capire se chi sta parlando è sincero o bugiardo, ma lo sta facendo sotto un profilo strettamente connesso all’emotività. Lo scopo è quello di capire come il discorso è influenzato dai sentimenti, di rilevare quale sentimento celi un determinato discorso e dunque intuire a quale segnale particolare corrisponda un’affermazione insincera.

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David Larcker, sempre dell’Università di Stanford è arrivato ad una conclusione. Dallo studio di un discorso basato sull’inganno è deducibile tutta una serie di segnali che ‘avvertono’ l’interlocutore che ascolta. Questi segnali sono la ripetizione nella stessa frase di parole come ‘chiaramente’ o ‘molto chiaramente’. Guarda caso, molti Guru di Wall Street abusano di questi termini. A partire da questi  risultati, Larcker propone l’utilizzo di una ‘linguistica applicata ai computer’ e auspica la creazione di un software che, sulla base di un archivio, riesca a riconoscere nell’immediato una bugia.

Se tutti questi progetti andassero in porto, le conseguenze sarebbero tangibili per una moltitudine di settori. Basti pensare che Julia Hirschberg ha ottenuto un finanziamento di un milione e mezzo di dollari dall’Aeronautica statunitense: l’obiettivo dei dirigenti militari è poter usufruire di uno strumento per discernere chi, tra i vari interlocutori con cui l’intelligence si trova a interagire (spie, agenti etc) dice il falso.

Certamente un software di tale capacità tornerebbe utile per un sacco di altre cose, come l’analisi dei discorsi politici (immaginate di riuscire a capire quando un politico fa una promessa che sa di non poter rispettare!), le testimonianze nei processi, i discorsi degli investitori e così via.

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