I videogiochi salveranno il mondo, parola di McGonigal

I videogiochi salveranno il mondo, parola di McGonigal foto

Jane McGonigal è la guru dei game designer. Non solo per il suo lavoro da sviluppatrice (comunque fermo a produzioni di profilo non altissimo) ma soprattutto per il suo impegno di saggista, attraverso il quale combatte contro il pregiudizio sui videogiochi e cerca di sdoganare il media videoludico come forma d’arte.

“Il gioco è una palestra di vita che ci rende migliori e ci fa vivere più a lungo” è questo il suo motto, la frase che meglio riassume la sua ultima fatica ‘La realtà in gioco’. Esso propone nuovi utilizzi e significati per il mondo dei videogames, traslando quello che è considerato un normale passatempo sul terreno dei diritti umani, del progresso, dell’emancipazione dell’umanità dall’individualismo.

La tesi di Jane McGonigal è la seguente. Se è vero che il gioco è una ‘palestra’ e per mezzo di esse ci si forma, allora i videogiochi, che (specie ultimamente) fanno del multiplayer una personalissima bandiera, possono favorire lo sviluppo del senso di comunità negli individui. In parole povere, i videogames aiutano le persone a collaborare le une con le altre. Questo perché, al netto di sentimentalismi e altre cose poco concrete, spesso per superare un livello o una missione durante le sessioni online, è necessario collaborare con gli altri utenti. Si tratta di un modo per imparare a lavorare assieme. Tutto ciò, a ben vedere, risulta utilissimo nel campo del problem solving: se due teste sono meglio di una, immaginate cosa possono fare centinaia o migliaia di teste, magari allenate spiritualmente a lavorare assieme (proprio in questo i videogiochi sono una palestra).

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Se i videogiochi favoriscono la cooperazione, fanno crescere il senso di comunità e sono una palestra per il problem solving allora possono essere considerato come uno strumento utilissimo per il progresso. E la conclusione che la McGonigal tira è dunque questa: i videogiochi salveranno il mondo.

Viva il mondo dei videogiochi, anche se l’elemento cooperativo non è l’unico a premiarlo. Ci sono altri motivi per apprezzare i videogames e favorirne la diffusione. In primis, la salute. E’ un’associazione inedita, quella tra salute e videogiochi, ma certificata da alcune indagini, per altro citate dalla McGonigal, secondo le quali chi gioca regolarmente ai videogames vive dieci anni in più rispetto a chi prende raramente o mai un joypad in mano.

Non solo, alcune ricerche provenienti da Stanford e dal Mit (quindi roba grossa), dimostrano che i videogiochi ‘positivizzano’ la gente: dopo una sessione di gioco condivisa con un’altra persona, ci si sente più disponibili verso di essa, più fiduciosi, e questo indifferentemente dal risultato della partita.

Morale della favola: giocate ai videogiochi, certo non abusatene, ma infischiatene di chi critica questo potente mezzo di divertimento e – ora ne siamo sicuri grazie alla McGonigal – di crescita personale.

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