Vinton Cerf: l’accesso a internet non è un diritto umano

Ultime notizie dalla rete di internet e dal grandissimo Vinton Cerf, informatico statunitense del 1943, considerato, insieme a Bob Kahn, uno dei padri di Internet: chi allora, conosce meglio la rete virtuale e non solo per quanto riguarda il lato tecnico?
Da più parti sono giunte non poche richieste per l’inserimento e l’accesso ad internet, tra i diritti umani, specie dopo i fatti, convenzionalmente definiti “Primavera Araba”, durante i quali soprattutto i social network sono stati dei veri e propri moderni tam-tam della nuova rivoluzione!
Ed è così, che non a caso, anche lungo tutto lo stivale italiano, ci si è mossi in molti in tal senso ed addirittura Stefano Rodotà, nel corso dell’Internet Governance Forum del novembre dello scorso 2010, ha lanciato la proposta di inserire il diritto alla Rete nella Costituzione Italiana, con il nuovo art. 21-bis, determinando così la presentazione al Senato di un apposito disegno di legge.
Immediate quindi le opposte fazioni con gli scettici bollati come nemici della rete e della libertà in tal senso, cui interviene the Cerf, con le sue credenziali, scrivendo un editoriale sul New York Times dal titolo chiaro: “Internet access is not a human right” ossia “l’accesso a internet non è un diritto umano” e chiarisce il proprio pensiero con le parole “technology is an enabler of rights, not a right itself”, ossia “la tecnologia è un abilitatore di diritti, non un diritto stesso”.
La rete è quindi semplicemente un mezzo, che non può essere in alcun modo limitato, mentre il diritto, il vero diritto alla libera espressione del pensiero e all’accesso all’informazione sono già garantiti, universalmente a tutti e proprio su quelli bisogna concentrarsi, anche perché, come osserva Vinton Cerf “il diritto all’accesso ad Internet un domani sarà certamente travolto dall’evoluzione tecnologica”.
